
La risposta me l’ha data inavvertitamente un industriale del tondino, proprietario di un’immensa acciaieria a Brescia, un certo “Busi”.
Da allora mi sono chiesto cosa in realtà “ne consegue”, allorché un operaio può finalmente avvertire la propria dimensione di essere umano. Ne consegue forse il crollo dell’industria farmaceutica, in quanto la serenità e la gioia di vivere sarebbero sufficienti a mantenerlo in buona salute sempre.
O forse ne consegue il crollo dell’industria consumistica in quanto l’”operaio”, lavorando tre o quattro ore al giorno avrebbe un tempo da dedicare alla vita e spunterebbe in lui la pulsione creativa, trovando soddisfazione nella propria laboriosità senza dover recuperare alcuna frustrazione?
O la fine dell’industria basata sullo sfruttamento alla prostituzione, dato che in una comunità liberata dal giogo del lavoro e della necessità, gli incontri sarebbero sufficientemente spontanei da rendere orribile e assurdo un rapporto di meretricio.
O infine, facendo in modo che si lavori tutti una mezza giornata, crollerebbe a sua volta l’industria bellica dato che una condizione equa e serena di vita renderebbe ridicola qualsiasi ipotesi di conflitto?
E perfino il crollo dell’industria culturale, dato che col tempo nascerebbe una “cultura dei comportamenti umani”, assai più attraente di qualsiasi cultura “di evasione”?
Ah ecco dunque, forse, perché coloro che basano il loro potere su queste gigantesche industrie non vedono di buon occhio il progetto di una umanità rispettata e rispettosa della propria preziosità e grandezza, una umanità capace di godere la vita in tutta la sua estensione.
(Da "il genocidio invisibile" di Silvano Agosti)
Scarica "il genocidio invisibile"
- “Non pensa, caro Busi, che i suoi operai renderebbero di più lavorando mezza giornata invece che otto ore? Meno errori, meno incidenti, meno infiacchimento dei ritmi, maggiore entusiasmo produttivo?”
- “Sicuramente” risponde lui, “ma non sarebbero più operai!”
- “Cioè, azzardo io prudentemente, sarebbero degli esseri umani?”
- “Con tutto ciò che ne consegue…”, mi dice con franca ingenuità.
O forse ne consegue il crollo dell’industria consumistica in quanto l’”operaio”, lavorando tre o quattro ore al giorno avrebbe un tempo da dedicare alla vita e spunterebbe in lui la pulsione creativa, trovando soddisfazione nella propria laboriosità senza dover recuperare alcuna frustrazione?
O la fine dell’industria basata sullo sfruttamento alla prostituzione, dato che in una comunità liberata dal giogo del lavoro e della necessità, gli incontri sarebbero sufficientemente spontanei da rendere orribile e assurdo un rapporto di meretricio.
O infine, facendo in modo che si lavori tutti una mezza giornata, crollerebbe a sua volta l’industria bellica dato che una condizione equa e serena di vita renderebbe ridicola qualsiasi ipotesi di conflitto?
E perfino il crollo dell’industria culturale, dato che col tempo nascerebbe una “cultura dei comportamenti umani”, assai più attraente di qualsiasi cultura “di evasione”?
Ah ecco dunque, forse, perché coloro che basano il loro potere su queste gigantesche industrie non vedono di buon occhio il progetto di una umanità rispettata e rispettosa della propria preziosità e grandezza, una umanità capace di godere la vita in tutta la sua estensione.
(Da "il genocidio invisibile" di Silvano Agosti)
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