martedì 30 marzo 2010

Il senso della nostalgia comunista

In origine fu il crollo del muro di Berlino. Da quel momento, tutto ciò che appartenne al comunismo venne abbattuto, come i simboli del fascismo dopo la sua fine. Capostipite della distruzione fu Achille Occhetto. Gli italiani lo seguirono alla Bolognina, ma lo seguirono perché l'italiano corre sempre appresso al grande carrozzone. Ma dentro ogni italiano 'comunista così' non c'era una vera voglia di cambiamento. E come si fa a cambiare un'ideologia? O si ammazza del tutto (improbabile) o non si cambia. Oggi quegli italiani hanno capito che la frantumazione del comunismo è stata una morte lenta e inesorabile. Si suona un requiem.
Ma questa morte, in realtà, non vive nel cuore di quei comunisti. Nel loro cuore c'è sempre quel 'sol dell'avvenir'. Moltissimi ancora hanno il pugno chiuso e non si capacitano delle mille maschere appese al volto di Lenin, maschere dalle sigle più varie (PDS - DS - PD...). Eh sì, quei comunisti saprebbero ancora gridare nelle piazze 'lavorare meno, lavorare tutti'. E' che manca la spinta (e anche il lavoro).
Demoralizzati, i comunisti attendono oggi leaders come Togliatti o Berlinguer che non verranno. Nostalgici? Ma certo! E non c'è nulla di male ad esserlo! Guardate i nostalgici del fascismo, ad esempio, essi sono stati accusati di nostalgia, scherniti... e ora imperano.
La nostalgia non reprime l'idea del progresso (se è questo che si teme), semmai, in certi momenti della Storia, lo può stimolare. E uno di quei momenti della Storia è proprio il nostro. Si guardino queste sequenze bellissime e... si riparta da lì.

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